Il regime siriano intensifica gli attacchi nel governatorato di Idlib

17/01/2018 14:09Letture: 17

Mappa delle zone di de-escalation del conflitto

Oltre 100 mila civili sono stati costretti a fuggire dalle loro case a causa di un attacco dell’esercito siriano contro la più grande roccaforte dei ribelli nel governatorato di Idlib, secondo quanto riferito il 10 gennaio da BBC Arabic. Nonostante l’accordo di de-escalation siglato lo scorso maggio da Russia, Iran e Turchia – che invece si oppone al regime di Bashar al-Asad – allo scopo di fermare i combattimenti e garantire il ritorno dei profughi e la fornitura di aiuti umanitari, le battaglie terrestri e aeree si sono intensificate dall’inizio di novembre nel governatorato di Idlib, nel nord-ovest della Siria, e nelle aree vicine a Hama e Aleppo. La provincia di Idlib, Ghouta, l’area settentrionale della provincia di Homs e il sud della Siria sono le aree individuate come zone di de-escalation del conflitto dall’accordo di Astana siglato lo scorso maggio. Secondo l’ONU, la situazione dei civili che sono stati costretti a fuggire è tragica, mentre la Turchia ha chiesto a Iraq e Russia, che supportano il governo siriano, di interrompere gli attacchi. Le forze dell’esercito siriano e le milizie alleate, hanno continuato a marciare verso la strategica base aerea di Abu al-Duhur, conquistata nel 2015 dalle forze dell’opposizione siriana. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, che documenta le violazioni dei diritti umani in Siria, le forze governative hanno riconquistato sedici nuovi villaggi, riprendendo così il controllo di 135 villaggi dell’area nel corso degli ultimi tre mesi.

Come riportato in un altro articolo in arabo della BBC lo scorso 10 gennaio, il conflitto siriano si sta concentrando nel governatorato di Idlib, controllato dall’Organizzazione per la liberazione del Levante (Hay’at Tahrir al-Sham), l’ex Fronte Al-Nusra, legato ad Al-Qaeda, e da alcune forze dell’opposizione siriana, dove sono in corso alcune battaglie tra le forze governative e i combattenti dell’opposizione, i quali hanno perso il controllo di diversi villaggi. Quella di Idlib è infatti l’ultima provincia controllata dai ribelli, che le forze del regime siriano stanno strenuamente cercando di riconquistare per rivendicare il potere su tutta la Siria, qualunque sia il prezzo da pagare in termini di vite umane. L’ONG turca IHH (İnsani Yardım Vakfı), che supervisiona la fornitura di aiuti nella provincia, prevede lo sfollamento di altre 400 mila persone lungo i confini turchi a causa di queste battaglie.

Gli attacchi dell’esercito siriano contro il governatorato di Idlib hanno provocato un’ondata di critiche su scala internazionale: le Nazioni Unite per prime hanno condannato questi attacchi. La Francia ha alzato la voce affermando di essere preoccupata dall’offensiva delle forze siriane a Idlib e ha chiesto di rispettare l’accordo di de-escalation. Il Ministro degli Esteri turco, Mevlüt Çavuşoğlu, ha dichiarato che l’ultima ondata di violenze mette a rischio gli sforzi per raggiungere una soluzione politica al conflitto, aggiungendo che il regime di Al-Asad sta usando il pretesto della lotta agli estremisti per bombardare i membri dell’opposizione armata. Il 12 gennaio, il governo siriano ha risposto alla condanna francese affermando di “bombardare gruppi terroristici che non figurano tra le parti firmatarie dell’accordo di de-escalation”.

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