Libia: non si ferma la caccia ai residui del sedicente Stato Islamico

10/01/2018 17:20Letture: 10

A pochi giorni di distanza, precisamente il 6 e il 9 gennaio, due agenzie stampa libiche, LANA News e Lana Agency, hanno battuto due notizie relative ad altrettante operazioni di sicurezza avvenute in due aree “calde” del paese, rispettivamente Bengasi e Tripoli. A Bengasi, città della Cirenaica dove lo scorso 28 dicembre si sono concluse le operazioni militari contro i gruppi terroristici condotte a partire dal 2014 dalle forze dell’operazione “Dignità”, facenti capo al Maresciallo Khalifa Haftar, comandante generale dell’esercito nazionale libico (LNA) affiliato al governo ad interim, è stato arrestato un foreign fighter egiziano “legato ai gruppi terroristici nel fronte di Sidi Akhribish”.

Il 6 gennaio, l’agenzia stampa LANA News ha riferito che il direttore dell’ufficio stampa del Dipartimento investigativo di Bengasi ha reso noto che il cittadino egiziano arrestato “era tra gli individui intrappolati con i gruppi terroristici nell’area di Sidi Akhribish”, ma le indagini hanno permesso di appurare che l’uomo “aiutava i combattenti del sedicente Stato Islamico (IS)”. L’individuo, che ha confessato di rubare “oro e denaro da alcuni negozi per dividere il bottino con i membri dell’organizzazione”, è stato trovato in possesso di un’arma, con cui combatteva assieme ai gruppi terroristici contro i membri dell’istituzione militare libica. Ciò conferma che, pur essendo concluse le operazioni militari contro i gruppi terroristici a Bengasi, rimane alta la minaccia rappresentata dai residui e collaboratori dei gruppi estremisti, in particolare dell’IS, che potrebbero mischiarsi ai civili o fuggire in altre aree della Libia e condurre operazioni di rappresaglia, come indica la notizia battuta il 9 gennaio da WAL relativa all’arresto di due membri dell’IS che pianificavano di condurre attentati terroristici in Libia.

I due individui, questa volta cittadini libici, sono stati arrestati a Tripoli, la capitale libica, sede del governo di accordo nazionale guidato da Fayez al-Sarraj, che gode del supporto e riconoscimento internazionale, dopo essere fuggiti dai fronti di combattimento a Bengasi e aver prestato giuramento di fedeltà all’IS. Nelle video-confessioni pubblicate l’8 gennaio dalla Forza speciale “Rada” (Deterrenza), impegnata nella lotta al terrorismo e alla criminalità, i due terroristi hanno confessato di aver pianificato di far saltare in aria un’auto-bomba allestita da una cellula dell’IS nel sud della Libia, davanti a una delle sedi militari o di sicurezza nel quartiere industriale di Tripoli. Stando alle stesse confessioni, “l’esecuzione dell’attentato è fallita diverse volte a causa di un guasto del dispositivo di detonazione a distanza, fatto che ha portato al tempestivo arrivo della forza di sicurezza e all’arresto dei due individui sulla scena del crimine”.

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