Lo spettro dell’Isis torna in Libia e minaccia l’Occidente. Analisi del nuovo video di propaganda di Isis.

29/09/2017 18:49Letture: 75

Un miliziano di Daesh che compare nel video.

Era passato circa un anno dall’ultimo video diffuso dal ramo libico del sedicente “Stato Islamico”. La sospensione della sua produzione mediatica propagandistica era coincisa con la sua sconfitta in Libia, e l’espulsione dell’organizzazione terroristica dalla sua roccaforte libica a Sirte, per mano delle forze militari dell’operazione “Struttura Compatta” (Al-Bunyan al-Marsus).

Contemporaneamente, Daesh (acronimo arabo di Isis) ha subìto e continua a subire pesanti sconfitte sul terreno in Siria e Iraq. Queste sconfitte hanno minato anche la sua produzione mediatica propagandistica sul web, dato che i suoi uffici stampa si trovavano negli accampamenti bombardati. A queste sconfitte sul terreno, Daesh ha risposto, indirettamente e forte della sua ideologia radicata tra le giovanissime generazioni di radicalizzati, nel cuore dei paesi che lo stanno combattendo. I giovani terroristi che hanno colpito in Europa negli ultimi mesi sono cresciuti in Occidente e hanno agito autonomamente in nome dell’ideologia di Daesh. Ma questo non basta. Daesh sa che l’ideologia ha bisogno di essere foraggiata da azioni sul terreno. Azioni che oggi non possono essere portate a termine con successo in Iraq e Siria, dopo che l’organizzazione terroristica ha perso gran parte del territorio che controllava. Dunque, Daesh torna a guardare alla Libia, un paese fortemente instabile, con una vasta fetta di territorio desertico poco controllato.

Negli ultimi tre mesi, i residui della filiale libica di Daesh hanno portato a termine alcuni attacchi terroristici, tra cui azioni suicide, lontano dalle aree più urbane. Nei giorni scorsi, il Daesh libico ha voluto ufficializzare il suo ritorno sulla scena libica – in un momento tra l’altro cruciale per il processo politico e militare in atto nel Paese – con un nuovo video di propaganda, in cui minaccia direttamente l’Italia.

Domenica 24 settembre, l’ufficio stampa della sedicente “Provincia di Barqa” (Cirenaica) dello Stato Islamico (IS) in Libia, ha diffuso sul web un video della durata di 17 minuti intitolato: “Senza perdersi d’animo per ciò che li colpiva”, da un versetto del Corano (Sura Al Imran, 2:146). Il filmato è recente e porta la data islamica di Muharram 1439 (che equivale al periodo 21 settembre – 20 ottobre 2017).

Nel filmato, disomogeneo e che raggruppa diversi video che riprendono scene differenti, compaiono diversi combattenti dell’IS in aree desertiche. Sono tutti a viso coperto, ad eccezione degli attentatori suicidi. La presenza di numerosi combattenti subsahariani, conferma che la maggior parte dei miliziani dell’IS in Libia non sono libici.

Nella prima parte del filmato, l’IS cerca di propagandare un’immagine forte di sé, mostrando i suoi checkpoint su una strada costiera. È qui che uno di loro, a viso coperto, esclama rivolto alla telecamera: “Oggi siamo sulla strada costiera, domani saremo a Roma”. Un messaggio poco originale, ma che dimostra l’alto valore simbolico di Roma in quanto capitale della cristianità.

Il filmato mostra anche un sanguinoso attacco condotto dai miliziani dell’IS contro l’accesso di Al-Fuqaha, a Jufra, nel Fezzan, definito un “posto di blocco degli apostati del governo dell’est della Libia”. In pieno attacco, un miliziano dell’IS minaccia espressamente, e con questo ordine, USA, Francia e ancora una volta l’Italia, dichiarando: “Arriveremo nel cuore delle vostre terre, con il volere di Allah”. Questo attacco fu condotto e rivendicato dall’IS lo scorso 23 agosto, e diversi uomini furono sgozzati (alcuni di questi compaiono nel video).

Il miliziano di Daesh mentre minaccia Roma.

Più avanti, si vedono numerosi membri dell’IS, tra i quali diversi subsahariani, mentre si addestrano in un’area desertica. La parte conclusiva del filmato contiene il video-testamento di un certo Abu Faraj al-Ansari, morto suicida assieme a un altro membro dell’IS nell’attacco contro un check-point dei militari libici all’ingresso di Nawfaliya, sulla strada costiera a est di Sirte, il 31 agosto scorso. Al-Ansari arriva a piangere nel ribadire la sua lealtà al Califfo Al-Baghdadi, che però egli non nomina.

In questo caso, il pianto, agli occhi dell’audience jihadista, avvalora le sue sincere intenzioni jihadiste, ed è quindi sinonimo di forza piuttosto che di debolezza. “Al-Bakkawi”, colui che piange, è il termine utilizzato nella terminologia jihadista per fare riferimento ai jihadisti più rigorosi.

La sua operazione è stata filmata, e nel video è stato inserito l’audio della sua conversazione in auto con un supervisore dell’operazione dell’IS, che lo guida verso l’obiettivo. Si tratta di una novità in ambito propagandistico jihadista, che mostra tuttavia una falla nell’immagine religiosa che l’IS vuole dare di sé. L’attentatore suicida parla utilizzando espressioni religiose, dimostrando che la sua anima non è più di questo mondo. Il suo supervisore cerca di rimanere sul suo livello spirituale, ma la praticità prende la meglio quando gli dice: “Occhio, sei vicino al bersaglio”, confermando che in questo caso il successo militare dell’azione ha la priorità rispetto al valore religioso del “martirio” con il quale l’attentatore suicida si è lanciato.

Abu Faraj al-Ansari, autore dell’attacco suicida a Nawfaliya.

Qui la visione integrale del video: https://drive.google.com/file/d/0B7PBMRL1cFCEdE5kZkJjc2JKNWs/view

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