Marocco: settimana decisiva per il Movimento popolare del Rif. L’inizio della “primavera marocchina”?

19/07/2017 18:03Letture: 34

Nove mesi fa, il mondo seguiva con apprensione le proteste che hanno investito il Marocco all’indomani della tragica morte di Mouhcine Fikri, l’ambulante abusivo schiacciato da un autocompattatore nell’ottobre 2016 ad Al Hoceima mentre cercava di recuperare la propria merce, gettata nel camion tritarifiuti dalla polizia. A molti analisti non è sfuggita l’analogia tra la morte di Mouhcine e quella di Mohamed Bouazizi, l’ambulante tunisino che si è dato fuoco dopo la confisca da parte della polizia delle bilance utilizzate per pesare la frutta e la verdura da lui vendute illegalmente a Sidi Bouzid, accendendo la miccia della Primavera araba nel 2011.

Sebbene le proteste che hanno investito la regione montuosa del Rif, nel nord del Marocco, siano passate in secondo piano poco dopo il tragico episodio dell’ottobre 2016 sia in patria che all’estero, surclassate da avvenimenti di sicurezza di più ampia portata, in primis la lotta contro il sedicente Stato Islamico (nelle sigle ISIS, ISIL, IS o Daesh) nelle aree dominate dall’organizzazione terroristica, intanto installatasi anche in Libia, e il continuo e proficuo operato del BCIJ (Ufficio Centrale per le Investigazioni Giudiziarie, altrimenti detto “FBI marocchino”) per smantellare in tutto il Regno marocchino le cellule affiliate al sedicente Califfato islamico, queste proteste dal carattere popolare hanno continuato per nove mesi a infiammare, inascoltate, la regione settentrionale del Regno. Almeno fino a metà maggio di quest’anno, quando le manifestazioni guidate dal Movimento Popolare (Al-Hirak al-Sha‘bi) hanno avviato un’inesorabile escalation per chiedere al governo marocchino di rispondere alle evase richieste della popolazione, rappresentate dalla realizzazione dei progetti di sviluppo socio-economico a lungo attesi dalla regione, afflitta da povertà, disoccupazione e corruzione, fenomeni considerati dai dimostranti del Rif la causa che ha portato alla morte di Mouhcine Fikri, spesso ricordato nei sit-in di protesta del Movimento.

Il 15 maggio, il sito web marocchino in lingua araba Goud ha riferito che diversi attivisti della regione hanno diffuso video e fotografie dei camion della gendarmeria e dei rinforzi di sicurezza mentre si dirigevano ad Al Hoceima, poche ore dopo l’incontro tra i partiti della maggioranza, presieduto dal Premier Saadeddine El Othmani, incentrato sulle continue proteste nel Rif. Durante la riunione, i partiti della maggioranza hanno stabilito che le continue proteste nella provincia di Al Hoceima e nelle altre aree del Rif avevano superato la “linea rossa”, rappresentando una minaccia per i “princìpi della nazione” e accusando gli attivisti del Movimento popolare di adottare l’esecrata ideologia separatista. Nonostante i dimostranti del Movimento popolare abbiano spesso sventolato le bandiere berbere durante le proteste, questi non hanno mai invocato richieste di autonomia o separazione rispetto allo Stato centrale marocchino; semmai, le loro richieste possono essere considerate come una rivendicazione di appartenenza al Regno, chiedendo la fine dell’emarginazione della loro regione dalle politiche di sviluppo adottate sotto la guida del Re Muhammad VI dopo l’ondata delle Primavere arabe.

In risposta alla mobilitazione di sicurezza, all’incapacità del governo marocchino di realizzare le attese riforme socio-economiche e alle accuse mosse dal governo El Othmani, il 19 maggio gli attivisti del Movimento hanno indetto una manifestazione di protesta ad Al Hoceima, che il giorno dopo si è ripetuta a Nador, altra storica città del Rif marocchino, cui hanno partecipato centinaia di persone. In un effetto domino, le marce e le manifestazioni di protesta si sono estese a macchia d’olio nella regione del Rif: il 21 maggio ad Al Aaroui, il 25 maggio a Jerada, arrivando fino a Fes e Kenitra.

Nella maggior parte dei casi, queste manifestazioni sono state indette dagli attivisti del Movimento popolare tramite i social network, principalmente Facebook. Su questa piattaforma era particolarmente attivo il leader del Movimento di Al Hoceima, Nasir al-Zafzafi (nell’immagine in alto), il quale, come riporta il quotidiano marocchino Al-Yaoum 24, ha affermato in un video diffuso via Facebook che fino a quel momento, gli attivisti avevano organizzato delle “marce di riscaldamento” e ha annunciato una storica marcia per il prossimo 20 luglio “cui parteciperanno milioni di persone”. Il 29 maggio, su ordine della Magistratura in seguito alle proteste e alle violenze avvenute giorni prima nella regione, segnate dall’intervento violento delle forze dell’ordine contro i dimostranti e che hanno portato all’arresto di altri attivisti del Rif, Al-Zafzafi è stato arrestato per aver interrotto venerdì 26 maggio la predica dell’imam nella moschea Muhammad V di Al Hoceima, il quale accusava il Movimento di sedizione. Questi arresti, in particolare quello del leader del Movimento, invece di placare le proteste, hanno scatenato ulteriori sit-in ad Al Hoceima e in tutta la regione: migliaia di persone hanno manifestato nel quartiere Sidi ‘Abid, il più grande quartiere popolare della città, mentre gli attivisti hanno fatto appello alla disobbedienza civile e hanno indetto uno sciopero generale che ha portato alla chiusura dei negozi per chiedere il rilascio di tutti gli attivisti arrestati ad Al Hoceima, che, come riportato da Assabah, fronteggiano pesanti accuse, come oltraggio a pubblico ufficiale, lesioni premeditate, insubordinazione armata, danneggiamento di proprietà pubbliche, indizione di una protesta senza autorizzazione e assembramento armato, cui si aggiunge per Al-Zafzafi l’accusa di ostruzione della libertà di culto con l’aggravante di aver attentato alla sicurezza dello Stato.

Le proteste in solidarietà con gli attivisti arrestati nel Rif sono proseguite nei giorni successivi ad Al Hoceima e in altre città marocchine, compresa Rabat, e sono durate tutto il mese di Ramadan, caratterizzate da un’escalation della violenza sia da parte delle forze dell’ordine marocchine, che hanno utilizzato manganelli e lacrimogeni per disperdere e impedire le manifestazioni e  hanno rincorso di dimostranti nei vicoli di Al Hoceima e altre città, che da parte dei membri del Movimento, tanto da spingere un leader del Hirak a chiedere dal carcere di attenersi al carattere pacifico del Movimento.

La situazione ha cominciato a calmarsi solo dopo le sanguinose proteste che hanno segnato il 26 giugno l’Id al-Fitr (Festa del Sacrificio, che segna la fine del Ramadan), definito da Assabah “un giorno nero” per Al Hoceima. Con 39 agenti feriti, gli attacchi contro l’ospedale regionale e un’ambulanza da parte di manifestanti a volto coperto e campagne di arresti di massa contro le file degli attivisti, finalmente, ai primi di luglio, i dimostranti hanno risposto agli appelli degli attivisti del Movimento di instaurare una tregua temporanea con il governo, che già il 5 luglio ha rischiato di vacillare a causa delle condanne emesse contro dieci attivisti arrestati e sotto processo ad Al Hoceima, in quanto i dimostranti credevano che lo Stato avrebbe rilasciato gli arrestati come segno di buona volontà.

Quella in corso si prospetta dunque come una settimana decisiva per Movimento del Rif, in vista dell’appuntamento di giovedì 20 luglio, giornata scelta due mesi fa dal leader del Movimento, Nasir Al-Zafzafi, per una storica marcia di protesta nel Rif, preannunciando la partecipazione di milioni di persone e lasciando intravedere i lineamenti di una potenziale “Primavera marocchina”.

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