Le forze sul campo in ciò che resta della Siria.

17/02/2017 14:30Letture: 56

(Aspenia online) – Il campo di battaglia in Siria è estremamente complesso, soprattutto per la presenza di diverse fazioni armate e paesi coinvolti, ognuno con la propria agenda di interessi. Il 23 gennaio ad Astana (capitale del Kazakistan), hanno avuto inizio negoziati indiretti fra il governo di Damasco e la cosiddetta “opposizione armata”, sotto l’egida di Russia, Iran e Turchia. Il clima è stato subito teso e disomogeneo, rispecchiando in questo modo la realtà politico-militare dello scenario, e la frammentazione dell’opposizione.

“Si tratta di un complemento, e non di un’alternativa ai negoziati di Ginevra sponsorizzati dall’ONU”, ha precisato un funzionario turco. La Russia garantisce per Damasco mentre la Turchia gioca il ruolo di garante per l’opposizione. I gruppi ribelli siriani hanno rifiutato un dialogo diretto con i rappresentanti del regime di al Assad, il cui inviato ufficiale ha definito alcune fazioni ribelli “terroristiche”. Dunque, non sono attesi radicali cambiamenti sullo scenario siriano da questi negoziati, ma l’obiettivo rimane il raggiungimento di un nuovo cessate il fuoco, dopo quello – fallito – del 30 dicembre scorso. Da allora, si è registrata un’ondata di violenti scontri in diverse aree della Siria. Entrambe le parti di quell’accordo del tutto preliminare – i ribelli (ad esclusione dello Stato Islamico) e il regime – si sono accusati a vicenda di aver violato il cessate il fuoco, e questa posizione non è ad oggi cambiata, anche se il tentativo negoziale prosegue.

Ma quali sono esattamente le forse – siriane e non –  coinvolte direttamente nel conflitto sul territorio ? I gruppi armati sono davvero numerosi, ma è possibile suddividerli in quattro principali categorie: le forze governative siriane, l’opposizione armata, la coalizione guidata dai curdi, e il sedicente Stato Islamico (IS).

Le prime tre coalizioni si caratterizzano per il fatto di essere costituite da fazioni per lo più siriane (ad eccezione del forte sostegno di Hezbollah al regime di Damasco), a differenza della quarta coalizione guidata dall’IS, caratterizzata dalla presenza al suo interno di combattenti di altre nazionalità, altrimenti detti foreign fighters. Nello scenario bellico e strategico siriano, è necessario prendere in considerazione anche le forze esterne che sostengono politicamente e militarmente queste coalizioni, producendo allineamenti complessi.

Le forze governative siriane

Le Forze Armate siriane, compresi i Direttorati delle diverse agenzie di intelligence, contano in particolare sul consistente sostegno sul campo dell’organizzazione sciita libanese Hezbollah (Partito di Dio), delle Guardie della Rivoluzione iraniane, delle Forze Speciali russe. In termini politici, sono appoggiate anche dall’SSNP libanese (Syrian Social Nationalist Party), dal partito sciita libanese “Amal”, e naturalmente del Baath, il partito laico e nazional-arabo tuttora al potere a Damasco.

Ad oggi, le forze governative siriane controllano buona parte del versante centro-occidentale della Siria, e in particolare l’area di Damasco, la capitale, quella di Homs e Hama, e più a nord lungo la costa le zone di Tartus e Latakia, oltre all’area di Aleppo (la seconda città della Siria, recentemente strappata all’opposizione armata siriana – impedendo anche la penetrazione in città dell’ISIS). Sul piano internazionale, le forze governative siriane godono di un forte sostegno militare da parte di Russia e Iran. Combattono principalmente contro l’opposizione armata siriana.

L’opposizione armata siriana

La coalizione della cosiddetta “opposizione armata” al regime di Bashar al-Assad è guidata dal Free Syrian Army, un’organizzazione che spesso è risultata essere disomogenea non soltanto sul piano politico ma in particolare sul piano ideologico: si deve infatti registrare la presenza sotto l’ombrello della “opposizione armata siriana” di gruppi islamisti e jihadisti, comprese le fazioni qaediste come Jabhat Fateh al-Islam (Il Fronte della Conquista Islamica, ex Fronte Al-Nusra). Sono proprio questi gruppi – come Ahrar al-Sham e Jabhat Fateh al-Islam – ad esseri esclusi dai negoziati, assieme ad altre fazioni armate curde.

Questa coalizione gode del supporto di altri gruppi come “I Lupi Grigi” turchi, la Fratellanza Musulmana e Hamas, ed era fortemente presente nell’area di Aleppo, nel nord, fino a dicembre, e tuttora in quella di Daraa. Sul piano internazionale, l’opposizione armata siriana gode di un forte sostegno militare da parte di Qatar, Arabia Saudita, Turchia e Stati Uniti (in chiave anti-russa e anti-IS). È importante ricordare che il Free Syrian Army nasce ufficialmente nell’agosto del 2011 dopo l’inizio della rivoluzione siriana anche grazie alle migliaia di militari (tra i 30 e i 40mila) delle Forze Armate siriane che hanno disertato.

La coalizione a guida curda

Questa coalizione armata, nota come “Syrian Democratic Forces”, braccio armato del Consiglio Democratico Siriano, controlla l’area del cosiddetto Kurdistan siriano, nel nord della Siria, lungo la linea di confine con la Turchia e con il nord dell’Iraq. È una coalizione multi-etnica e multi-religiosa, al cui interno sono rappresentati per ordine di maggioranza i curdi, ma anche gli assiri, gli armeni e i turkmeni. Si caratterizza come una coalizione che si oppone ferocemente ai gruppi jihadisti, in particolare l’IS. Sul piano internazionale, gode di un forte sostegno da parte di Stati Uniti, Regno Unito e Francia, in chiave anti-IS, e del Kurdistan iracheno, attraverso i Peshmerga (le forze armate della regione autonoma nota appunto come Kurdistan iracheno).

Lo Stato Islamico

Il sedicente Stato Islamico (Daesh, ISIS o IS, nei vari acronimi con cui è noto) risulta essere il gruppo più omogeneo sul campo di battaglia siriano, considerata anche la caratterizzazione piramidale dell’organizzazione al cui apice vi è l’auto-proclamatosi Califfo Abu Bakr al-Baghdadi. Un’omogeneità che tuttavia sta venendo meno considerate le pesanti sconfitte sul campo non soltanto in Siria, ma anche in Iraq e Libia. Più delle altre coalizioni, l’IS è caratterizzato da una consistente presenza al suo interno di intere brigate composte da foreign fighters, e ciò conferisce all’organizzazione uno status che va oltre il conflitto in Siria, essendo la sua un’ideologia jihadista globale che non si ferma di fronte ai confini geografici tracciati sulle carte.

Prima dell’intervento delle forze russe a fianco del regime di Al-Assad, l’IS aveva creato uno Stato semi-autonomo nelle vaste province di Raqqa, la sua capitale de facto in Siria, Deir ez-Zor, a ridosso del confine con l’Iraq, e Palmira. A seguito dell’intensificarsi della campagna russa, da una parte, e di quella internazionale, dall’altra, l’IS ha perso buona parte della sua autorità in queste aree, anche grazie all’incessante campagna militare a guida curda dal fronte nord.

Quali prospettive?

Una fonte diplomatica occidentale, che aveva lavorato negli anni passati al dossier siriano, ha dichiarato il 23 gennaio alla BBC che dopo la sconfitta dell’opposizione siriana ad Aleppo, consumatasi in dicembre, si è creato un nuovo bilanciamento delle forze sul campo, soprattutto in considerazione del fatto che l’opposizione siriana ha perso la sua principale roccaforte contro le forze governative. Una partita, quella di Aleppo, chiusa anche grazie a una nuova convergenza russo-turca. Non è un caso che le principali menti dei negoziati di Astana siano proprio Russia e Turchia. Mentre Mosca sostiene al-Assad, Erdogan insiste sul fatto che il Presidente siriano debba fare un passo indietro. Tuttavia, la priorità della Turchia rimane, ad oggi, il contenimento della coalizione armata curda stanziata proprio lungo i suoi confini con la Siria.

Ora il principale punto interrogativo sul futuro della Siria è rappresentato soprattutto dall’opposizione al Governo di Damasco, un’opposizione che fino ad oggi non è riuscita a presentarsi agli occhi degli attori regionali e della comunità internazionale come una valida alternativa a Basshar al-Assad. La sconfitta di Aleppo, principale roccaforte dell’opposizione dal 2012, potrebbe rappresentare un punto di svolta. Ma a favore del “leone di Damasco” che rimane aggrappato al potere pur senza controllare da tempo l’intero Paese.

Il caos in cui è piombato il paese, in realtà, ha finito per giocare a favore di al-Assad. L’uomo che sembrava dover essere prima o poi spodestato è invece così riuscito a nascondere la sua immagine di capo totalitario, mettendo in luce quella del leader arabo in grado di arginare il terrorismo e i conflitti: il garante della stabilità, senza valide alternative.

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