Le priorità del futuro Presidente Trump in Libano e in Medio Oriente.

22/11/2016 14:33Letture: 56

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Il 9 novembre 2016, nella giornata che ha siglato l’inaspettata vittoria del candidato del Partito Repubblicano Donald Trump alle elezioni presidenziali statunitensi, il quotidiano libanese in lingua araba Annahar ha pubblicato un approfondimento sulle principali linee che potrebbero guidare la futura agenda del 45° Presidente eletto degli Usa in il Libano e in Medio Oriente, anche in considerazione del fatto che il suo consigliere in materia di terrorismo e Medio Oriente, Dr. Walid Phares, è un cittadino libanese-americano, di fede cristiano-maronita. [Fonte immagine: makemefeed.com]

Ripercorrendo le principali delle “numerose questioni spinose” che il neo Presidente dovrà affrontare in politica estera, dal nucleare iraniano passando per l’eliminazione dell’ISIS in Siria e Iraq fino alle relazioni tra gli Usa e i paesi del Golfo, l’autorevole quotidiano libanese sottolinea che sebbene il Libano non costituirà una priorità per la futura amministrazione statunitense, la gestione delle crisi che affliggono la regione si ripercuoterà sulla situazione interna del Paese dei Cedri per via dei suoi legami diretti e indiretti con queste crisi, visti il coinvolgimento di Hezbollah nella guerra siriana e la presenza di rifugiati siriani sul suo territorio.

Nel tentativo di delineare il programma della prossima amministrazione statunitense per il Libano e il Medio Oriente, Annahar ha intervistato Tom Harb, direttore dell’American MidEast Coalition for Trump, un gruppo formato da cittadini statunitensi “di diverse ascendenze, etnie e religioni”, appartenenti a comunità siriane, libanesi, egiziane, berbere, yemenite, arabe, assire, siriache, sudanesi, iraniane e altre comunità del Medio Oriente, per supportare il candidato repubblicano nella sua corsa alla presidenza degli Stati Uniti.

maxresdefault[Fonte: World News Today]

I rifugiati e l’ISIS rappresentano una priorità dopo l’accordo sul nucleare iraniano

Harb ha confermato che la questione dei rifugiati siriani e la lotta contro il sedicente Stato Islamico sono le priorità individuate da Trump durante la sua campagna elettorale, dopo la revisione dell’accordo nucleare iraniano siglato dall’amministrazione Obama. Harb ha dichiarato che “il nuovo Presidente cercherà di stabilire aree sicure per i rifugiati siriani all’interno del loro paese per proteggerli da qualsiasi aggressione, di far ritornare i rifugiati sparsi nei paesi vicini ed impedirne l’emigrazione in Libano, Giordania, Turchia ed Europa”. Riguardo Bashar al-Asad, “sembra che Trump non voglia che rimanga al potere, ma ciò non si traduce automaticamente con la sua deposizione”. Harb ha affermato che “il secondo passo sarà formare un esercito di deterrenza arabo che entri in Siria e la liberi dall’ISIS, in coordinamento con la comunità internazionale, in particolare con la Russia, che ha richiesto che Al-Asad rimanga in Siria”.

I rapporti con i paesi del Golfo e l’Arabia Saudita

Secondo Harb, l’amministrazione Trump cercherà di migliorare le relazioni con i paesi arabi, anzi, questa direzione sarebbe già stata intrapresa durante la campagna elettorale con Egitto e Giordania, “che vogliono porre fine alle crisi nella regione araba che si ripercuotono sugli altri paesi”. Riguardo l’Arabia Saudita, Harb ha dichiarato che “Trump non può trattare il Regno dei Saud con ostilità e cercherà di lavorare su un’apertura e di migliorare le relazioni con questo paese”, seppure sotto “determinate condizioni che dovranno essere discusse al tavolo dei negoziati”. Harb ha sostenuto che per gli Usa, le condizioni più importanti si concentreranno sul porre un freno al supporto saudita ai gruppi terroristici.

La questione libanese

Harb ha ribadito che il Libano non rappresenta una massima priorità per Trump, che ha comunque inserito il Paese dei Fenici nella sua agenda mediorientale, “perché i libanesi non sanno ancora cosa vogliono dalla nuova amministrazione e se Trump ponesse domande ai funzionari libanesi, dubito che qualcuno sarebbe in grado di rispondere con chiarezza”. Harb ha aggiunto: “Nessuno può aiutare il Libano se non i libanesi stessi. La comunità internazionale sarà al loro fianco qualsiasi decisione dovessero adottare. Ci sono risoluzioni internazionali specificamente studiate per aiutare il Libano e che bisogna applicare, ma la comunità internazionale non può applicarle se i libanesi non vogliono, dalla risoluzione 1559 alla 1701″. “Sicuramente il Presidente libanese Michel Aoun e il Primo Ministro Saad Hariri”, ha concluso Harb, “non saranno in grado di adottare un’importante decisione come quella di disarmare Hezbollah, e di fronte a questa indecisione neanche Trump potrà far applicare le risoluzioni internazionali”.

Annahar conclude affermando che bisogna ancora aspettare per sapere come la nuova amministrazione statunitense procederà nei confronti della regione e del Libano. I primi segnali cominceranno a emergere dopo l’investitura ufficiale di Trump e dopo che saranno resi noti tutti i membri del suo team di governo. Bisognerà dunque attendere fino all’atteso discorso di giuramento, che toccherà le linee principali della politica interna ed estera del 45° Presidente degli Stati Uniti.

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