Le minacce che incombono sulla Tunisia tra tensioni regionali e mobilitazione jihadista

12/11/2016 20:27Letture: 37

manar-04902010014697053885Durante il mese di ottobre, in Tunisia sono state smantellate diverse cellule terroristiche affiliate all’ISIS e ad Ansar al-Sharia, una delle quali pianificava di assassinare un importante leader politico. Queste cellule pianificavano di compiere una serie di omicidi, colpire le istituzioni dello Stato e attaccare centrali di sicurezza. “Sembra si trattasse di cellule dormienti che aspettavano l’occasione giusta per piombare sui loro obiettivi, ma i loro piani sono stati stroncati sul nascere”, scrive il quotidiano tunisino Assabah, che ha intervistato diversi esperti in questioni di sicurezza e in gruppi islamisti per analizzare la complessità delle sfide che incombono sul paese.

Rafi‘ al-Tabib, ricercatore in questioni libiche, ha dichiarato ad Assabah che a causa delle sconfitte subite dall’ISIS in Siria e Iraq e soprattutto in Libia, con cui la Tunisia confina ad est, il paese potrebbe diventare un “rifugio sicuro” per i combattenti dell’organizzazione in fuga dai campi di battaglia, “specie dopo che un politico tunisino si è rifiutato di definire infedele l’ISIS”. Rashid Ghannushi, leader del movimento Ennahda, ha recentemente dichiarato che “non è possibile accusare d’infedeltà i combattenti dell’ISIS né chiunque pronunci la shahadah”, aggiungendo: “Non cerco di giustificarli, ma essi rappresentano l’immagine di un Islam arrabbiato. Siamo sunniti, per cui non possiamo accusare d’infedeltà chi professa di credere nell’unicità di Allah, ma possiamo dirgli che è nel torto, che sbaglia, che è un estremista e un integralista”. Al-Tabib ha affermato che a causa di simili dichiarazioni la Tunisia non è considerata territorio ostile ai combattenti dell’ISIS e “proprio questa è la minaccia più grave che incombe sul paese”. Perciò, ha continuato l’esperto, è necessario “immunizzare la Tunisia” attraverso la raccolta di informazioni per sapere quanti sono i tunisini che militano nelle organizzazioni terroristiche e “non accogliendo i reduci dalle aree di crisi e, anzi, non considerandoli più cittadini tunisini”. Secondo l’esperto, “poiché hanno annunciato di far parte dello Stato Islamico in Iraq e nel Levante, non c’è più posto per loro in Tunisia”, spiegando che “non bisogna permettere a chi possiede esperienze terroristiche di tornare nel paese perché non esistono diritti umani quando si tratta di terrorismo, soprattutto visti i martiri provocati dal terrorismo all’interno delle istituzioni militari e di sicurezza”. Secondo Al-Tabib, le organizzazioni terroristiche in Tunisia ricorreranno nel prossimo futuro a “operazioni di importanza strategica”, volte più a dare rilevanza mediatica a questi gruppi piuttosto che un impatto militare.

Da parte sua, il Generale tunisino Ali al-Zarmadini, esperto in questioni strategiche e di sicurezza, ha dichiarato ad Assabah che “gli apparati di sicurezza tunisini hanno cominciato a riconsolidarsi, a riavere fiducia nelle loro capacità e a comprendere il fenomeno del terrorismo, il suo modus operandi, i suoi piani ed obiettivi”. Il Generale ha affermato che “il fenomeno del terrorismo è oggi ben noto e proprio questo permette di scovare e smantellare le cellule terroristiche, ma bisogna comprendere che il terrorismo cova sotto le ceneri e la scoperta di una cellula potrebbe portare ad altre cellule e che ciò, a sua volta, potrebbe spingere all’azione i lupi solitari”. Al-Zarmadini ha quindi spiegato che per questo motivo, “indebolire, anzi distruggere, il supporto al terrorismo è un fattore importante per minare l’essenza stessa del fenomeno” e che per fare questo è necessario smantellare le componenti attive del terrorismo e promuovere il contrasto intellettuale al fenomeno. In relazione al recente smantellamento di numerose cellule terroristiche in Tunisia, il Generale ha messo in guardia dal fatto che “i successi nella lotta al terrorismo non nascondono il fatto che il terrorismo esista ancora e rappresenti una minaccia, per cui bisogna essere pronti 24 ore su 24”.

Alla luce dello smantellamento di queste cellule, il 18 ottobre il Presidente tunisino Beji Caid Essebsi ha rinnovato lo stato di emergenza per altri tre mesi. Lo stato di emergenza era stato imposto il 25 novembre 2015, all’indomani dell’attentato terroristico rivendicato dall’ISIS che ha colpito un autobus con a bordo diversi membri della sicurezza presidenziale tunisina, provocando 12 vittime. Nonostante la situazione di sicurezza in Tunisia sia notevolmente migliorata rispetto alla serie di attentati che ha caratterizzato il 2015, il rinnovo dello stato di emergenza può essere letto come una misura precauzionale adottata dalle autorità tunisine per mantenere alto lo stato di allerta e scongiurare nuovi attentati nel paese. Inoltre, il recente smantellamento di cellule terroristiche è chiaro indice del fatto che la minaccia del terrorismo incombe ancora sul paese, specie alla luce della complessa e fragile situazione di sicurezza a livello regionale, in particolare nella vicina Libia.

Tags:

Scrivi un Commento


Per offrirti una esperienza di navigazione ottimizzata e in linea con le tue preferenze, questo blog utilizza cookie tecnici e cookie di profilazione, anche di terze parti. Cliccando «Ok» acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy. Informativa sulla Privacy | Ok