Dal “jihad del sesso” al “jihad combattente”: il cambio di strategia dell’ISIS e l’esempio del Marocco.

25/10/2016 13:21Letture: 68

femmes-djihadistesIl 3 ottobre 2016, il BCIJ (Ufficio centrale per le indagini giudiziarie) ha smantellato una cellula terroristica affiliata all’ISIS composta da dieci donne di età compresa tra i 15 e i 30 anni, sette delle quali minorenni, attive a Kenitra, Tan-Tan, Sidi Slimane, Salé, Tangeri, Oulad Teima, Zagora e Sidi Taibi, alla periferia di Kenitra. Le indagini sulla cellula hanno appurato che intendeva portare a termine attentati suicidi contro non meglio specificati obiettivi in data 7 ottobre, durante le elezioni legislative marocchine.

Lo smantellamento di questa cellula, l’ultima di una lunga serie di cellule terroristiche smantellate dagli apparati di sicurezza marocchini negli ultimi anni, ha suscitato una vasta polemica in Marocco, a cui il quotidiano marocchino Assabah ha dedicato ampio spazio.

In un articolo pubblicato sul sito web del quotidiano marocchino in lingua araba Assabah, il 17 ottobre, si evidenzia che tale evento ha “riportato alla ribalta i racconti sul jihad del sesso diffusisi anni fa dopo che centinaia di ragazze e donne sono andate nei fronti di combattimento in Siria e Iraq per aiutare i combattenti garantendo loro rapporti sessuali”. Nello stesso articolo si sottolinea che “nonostante il fatto che dai verbali degli interrogatori condotti dal BCIJ nei confronti delle dieci arrestate non emerga alcun riferimento alla loro intenzione di unirsi alla pratica del jihad del sesso”, ribadendo anzi di essere pronte a portare a termine il loro piano di attentati se fossero state rilasciate, “molti osservatori hanno preso in considerazione tale ipotesi”.

Si ricorda che il fenomeno del jihad del sesso risale all’indomani della pubblicazione di una fatwa sulla pagina Twitter di Mohamad al-Arefe, poi smentita dal dotto saudita. Non solo la fatwa rendeva lecito ai mujahidin in Siria sposare “una donna musulmana dai 14 anni in su, divorziata o vedova”, spiegando che si trattava di un “matrimonio a termine (mut‘a) della durata di poche ore per consentire ad altri mujahidin di contrarre matrimonio”, ma sancisce che si tratta di un “istituto che rafforza la determinazione dei mujahidin ed è uno degli obblighi cui le donne devono adempiere per entrare in paradiso”. A tal proposito, è bene ricordare che il mut‘a è un istituto matrimoniale considerato del tutto lecito dallo sciismo ma non dal sunnismo, per cui la fatwa attribuita al dotto saudita ha rappresentato un precedente in materia. In ogni caso, la fatwa ha avuto grande diffusione ed ha attirato molte donne da diverse regioni arabe ed europee nelle aree di crisi, desiderose di mettere i loro corpi al servizio dei mujahidin per “rafforzare la loro risolutezza” nei campi di battaglia.

Il cambio di strategia dell’ISIS in Marocco

In un secondo articolo, lo stesso quotidiano marocchino spiega che “il recente arresto di dieci donne appartenenti ad una cellula terroristica dell’ISIS ha rivelato un nuovo orientamento e una nuova strategia del sedicente Stato Islamico, basati sul reclutamento di ragazze non perché si rechino nelle aree di crisi per unirsi al jihad del sesso, ma per fare di loro bombe ad orologeria al servizio dell’organizzazione”. Sebbene questa strategia non rappresenti una novità, visto che è già stata adottata da diversi gruppi terroristici, in primis da Boko Haram in Nigeria, dal momento che generalmente le donne non suscitano i sospetti degli apparati di sicurezza e hanno maggiore libertà di movimento, “il reclutamento di minorenni è indice di un pericoloso cambiamento e della volontà di continuare a colpire la stabilità e l’economia del Marocco”, sottolineando che la cellula delle dieci jihadiste intendeva colpire il paese proprio nel giorno delle elezioni legislative.

Secondo lo stesso articolo, il cambio di strategia dell’ISIS, passato “dal reclutamento di donne per garantire piacere sessuale, cure mediche o altre prestazioni ai mujahidin, al reclutamento per compiere attentati terroristici nei paesi delle terroriste o nelle aree di crisi, rivela che il terrorismo ha innovato i suoi piani e li ha adattati agli sviluppi internazionali, perché con il rafforzamento dei controlli sui flussi jihadisti diretti in Siria e Iraq, il reclutamento locale rimane l’unica opportunità per creare tensione, alimentare guerre e conflitti e diffondere il terrore nelle società”.

Dal jihad del sesso al jihad combattente

Ali Sha‘bani, professore di sociologia intervistato da Assabah, ha dichiarato che “il passaggio delle jihadiste dalla loro funzione tradizionale”, rappresentata dal supportare i combattenti garantendo loro cure mediche, rapporti sessuali e altre prestazioni, “all’esecuzione di attentati non può essere considerato un cambiamento vero e proprio, ma è direttamente legato ai compiti assegnati dai loro comandanti, i quali considerano le donne più adatte degli uomini per alcune operazioni”. Sha‘bani argomenta infatti che “per le donne è più facile spostarsi indisturbate nei checkpoint e camuffarsi”, affermando che le organizzazioni terroristiche, pur di raggiungere i loro obiettivi, “non possono sempre basarsi su un solo sesso” e reclutano donne per “affidare loro missioni che più si addicono loro in un dato luogo e momento”. Il professore ha spiegato che “con l’implementazione dei controlli su tali organizzazioni, queste hanno dovuto adattarsi e hanno cominciato ad adottare metodi innovativi per sottrarsi ai controlli e raggiungere i loro obiettivi”, ventilando l’ipotesi che la cellula femminile dell’ISIS smantellata in Marocco sia solo “una delle cellule impiantate dall’organizzazione in altri paesi del mondo”.

Un terzo delle combattenti marocchine viene dal nord del Marocco

Negli ultimi anni, le aree settentrionali del Marocco si sono trasformate in un terreno fertile per il terrorismo: secondo gli ultimi dati citati da Assabah, un terzo delle combattenti marocchine reclutate dall’ISIS proviene dalla regione settentrionale del Regno marocchino, in particolare da Tangeri, Fnidq e Tetouan, e in misura minore da Ceuta. Secondo gli stessi dati, “queste combattenti sono state reclutate da altre donne che le hanno imbevute dell’ideologia jihadista durante le loro riunioni segrete o attraverso i social network, prima di inviarle nelle aree di crisi o di coinvolgerle in attentati”.

La stessa fonte ha sottolineato che “alla luce dell’escalation della minaccia terroristica dovuta all’attività di reclutamento di combattenti uomini e donne nella regione settentrionale del Marocco e all’invio di questi jihadisti nelle aree di crisi, le autorità marocchine hanno smantellato diverse cellule terroristiche”, ribadendo che “questa morsa sulle organizzazioni terroristiche ha provocato un loro cambio di strategia e il passaggio al reclutamento di donne”. L’articolo in questione conclude che “forse, l’arresto nel 2014 a Tangeri di due estremiste affiliate all’ISIS doveva essere interpretato come un campanello d’allarme, soprattutto dal momento che le indagini avevano appurato che le due donne erano state nelle caserme di Al-Qaeda ed erano tornate in Marocco per compiere una serie di attentati che prevedevano l’uccisione di funzionari di sicurezza e di civili e attacchi contro le strutture sensibili del Regno”, sottolineando che si tratta dello “stesso piano adottato dalle dieci terroriste affiliate all’ISIS recentemente arrestate in Marocco”.

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