Raqqa, lo Stato Islamico tra sharia e affari.

08/04/2015 11:45Letture: 140

Raqqa_2(Limes) – Kallinikos: è questo il nome con cui era conosciuta nel III sec. a.C. la città di Raqqa, nel nord della Siria, dal nome del suo fondatore, il re seleucide Seleuco II Callinico. Dopo essere diventata un forte militare romano e passata sotto il dominio bizantino, la città fu conquistata, assieme a tutta la Siria, dall’esercito musulmano guidato del secondo califfo dell’Islam, ‘Umar ibn al-Khattab, nel 639 d.C.

Ma per comprendere il forte valore simbolico di questa città per l’Islam in generale, e la corrente jihadista in particolare, bisogna prendere come riferimento il periodo tra il 796 e l’809 d.C., durante il quale Raqqa fu la capitale de facto del Califfato abbaside guidato da Harun ar-Rashid. È da qui, sulle rive dell’Eufrate (Al-Furat, in arabo), che il Califfo Ar-Rashid conduceva le operazioni militari contro i bizantini, i Rum, ed è qui che il nuovo auto-proclamato Califfo, Abu Bakr al-Baghdadi, leader dello Stato Islamico (IS), ha fondato la prima entità statuale dell’organizzazione.

Raqqa è stata la prima città a cadere sotto il controllo di quelle che nel marzo 2013 erano ancora definite “forze ribelli siriane”, e ciò le valse il titolo di “Sposa della Rivoluzione”. Oggi sono passati esattamente due anni dalla liberazione della città dalle forze di Al-Asad. La città fu conquistata dai militanti del Fronte Al-Nusra, l’ala ufficiale di Al-Qaeda in Siria, e da altri gruppi, che per celebrare la loro vittoria demolirono la statua dell’ex presidente siriano Hafiz al-Asad, padre dell’attuale presidente Basshar, nella piazza centrale della città, la stessa che oggi i militanti dell’IS utilizzano per esibire le teste mozzate dei loro nemici.

Come primo provvedimento, questi gruppi iniziarono ad applicare la sharia, la legge islamica, nella città. Dopo pochi mesi, l’allora ISIS (Stato Islamico nell’Iraq e nello Sham – Levante), in lotta contro il principale gruppo jihadista antagonista sulla scena siriana – Al-Nusra – cominciò a intensificare le sue operazioni contro i miliziani di questo gruppo e le comunità non islamiche di Raqqa. Già nel gennaio 2014, l’ISIS esercitava il pieno controllo militare e amministrativo di Raqqa, ad eccezione della base della 17^ Divisione dell’esercito siriano. La base fu conquistata il 25 luglio dello scorso anno: i miliziani dello Stato Islamico fecero irruzione nel campo, decapitarono numerosi soldati, le cui teste furono esibite nella stessa piazza dove era stata demolita la statua di Hafiz al-Asad. Questo episodio, fortemente ripreso dalla propaganda jihadista dell’IS, ha sancito il pieno controllo che l’organizzazione ha assunto di Raqqa, trasformandola in una vera e propria città-Stato, bersaglio da allora dei raid lanciati dalla coalizione arabo-statunitense contro l’IS. Con una popolazione di un milione di persone, dopo la conquista dell’IS gli abitanti di Raqqa sono diventati 400.000 circa.

L’applicazione della sharia, il corpus giuridico islamico

“E pensare che eravamo noti per non essere praticanti, ironia della sorte”, ha dichiarato un residente di Al-Tabqa, vicino a Raqqa, citato in un articolo di Sarah Birke, corrispondente di The Economist dal Vicino Oriente, apparso su The New York Review of Books (NYRB). La prima misura imposta dall’ISIS agli abitanti rimasti a Raqqa è stata, non a caso, la pratica rigorosa della religione. Per fare ciò, l’organizzazione jihadista ha preso il controllo di tutte le moschee, imposto ai “fedeli” di pregare cinque volte al giorno e ai commercianti di chiudere i negozi durante gli orari di preghiera, e invitato, alla loro maniera, i cittadini – giovanissimi e non – a partecipare ai numerosi incontri religiosi e di propaganda organizzati dall’ISIS negli edifici della città trasformati in centri di preghiera e propaganda.

L’IS ha istituito a Raqqa nuovi tribunali, basati sulla sharia, forze di polizia che ne garantiscono l’applicazione e apparati che gestiscono l’economia, un aspetto fondamentale per la sopravvivenza dello Stato. Inoltre, l’IS amministra a Raqqa il settore educativo, sanitario, dell’elettricità e delle telecomunicazioni, nonostante alcuni servizi siano ancora garantiti dal Governo siriano.

In base alla rigida e salafita interpretazione della legge islamica da parte dell’IS a Raqqa, le donne hanno l’obbligo di indossare il niqab, il velo integrale islamico che lascia scoperti soltanto gli occhi, gli uomini non possono indossare magliette con sopra dei disegni, pena l’accusa di idolatria, il fumo – di sigarette, narghilè o altro genere – è proibito. Recentemente, l’IS ha anche imposto alle donne la compagnia di un uomo mahram, che secondo la sharia deve essere un parente, di sangue o acquisito, per poter uscire in città. Due donne della città hanno riferito che sono gli sceicchi sauditi dell’IS a Raqqa a valutare l’entità delle trasgressioni morali.

Come dichiarato alla CNN dall’attivista di Raqqa Abu Ibrahim al-Raqqawi, nome fittizio di uno dei fondatori del gruppo di attivisti anti-IS “Raqqa Is Being Slaughtered Silently”, qui i membri dell’IS obbligano i cittadini a donare il sangue, prezioso oggi più che mai per l’organizzazione di Al-Baghdadi, soggetta a pesanti raid aerei.

Un’amministrazione in stile IS

È principalmente sulla repressione che lo Stato Islamico ha basato e continua a basare il suo potere politico, militare e amministrativo. Simbolo di questo “Stato del terrore” è la piazza centrale di Raqqa, in passato nota come “Piazza del Paradiso”, oggi chiamata “Piazza dell’Inferno”, in cui l’IS esibisce i cadaveri e le teste mozzate di chi ha trasgredito. Una repressione che i vertici dell’IS applicano anche nei confronti dei foregin fighters che cercano di defezionare, giustiziandoli.

Raqqa ha rappresentato fino ad oggi un modello amministrativo per lo Stato Islamico, sotto gli aspetti giuridici, religiosi, educativi, militari e, soprattutto, economici. A Raqqa, l’IS si è assunto l’onere, dopo la conquista della città, di garantire servizi che spetterebbero allo Stato come la corrente elettrica e l’acqua, il versamento degli stipendi e la viabilità, e gestire i forni, le banche, le scuole, i tribunali e le moschee. Raqqa rappresenta il modello di vita ideale per l’IS, sotto il regime di un Califfato.

In particolare, è qui che l’organizzazione guidata da Al-Baghdadi ha sperimentato e messo in atto un sistema di tassazione che garantisce importanti introiti alle casse del Califfato. Un commerciante di Raqqa, fuggito verso il sud della Turchia, ha raccontato a NYRB che l’organizzazione raccoglie la zakat, l’elemosina rituale prevista dall’Islam, pari al 2,5% dei guadagni, oltre a una tassa mensile pari a 1.500 lire siriani (7 euro circa). Inoltre, l’IS ha imposto a Raqqa una tassa di 400 lire siriane (2 euro circa) al mese per le linee telefoniche. Questo denaro serve anche a “stipendiare” i membri dello Stato Islamico – sia civili che militari – retribuiti con una somma che va dai 400 ai 600 dollari al mese, più che sufficienti in un’area relativamente povera come quella della Siria nord-orientale. Come segnala il quotidiano saudita Al-Weeam, l’IS ha fondato a Raqqa un’istituzione dedicata al versamento degli stipendi ai combattenti e ai dipendenti civili, nota come “Bayt al-Mal”, letteralmente “La Casa dei Soldi”, la versione jihadista del Ministero delle Finanze.

È difficile misurare con esattezza il livello di supporto sociale di cui l’IS gode a Raqqa, sia perché i cittadini rimasti nella città – per la stragrande maggioranza musulmani sunniti – non hanno avuto altra scelta che giurare fedeltà ad Al-Baghdadi, sia perché a Raqqa è mancato uno scenario iracheno, in cui i gruppi sunniti si sono alleati con la formazione jihadista contro il governo a guida sciita. Inizialmente, gli abitanti locali si sono più volte lamentati delle eccessive misure adottate dallo Stato Islamico a Raqqa, ma alcuni si sono compiaciuti del fatto che, nonostante il rigore dell’IS, in città non vi erano più corruzione e caos: si tratta per lo più di persone che hanno in qualche modo tratto beneficio economico dalla presenza dell’IS a Raqqa. Al riguardo, un uomo d’affari di Raqqa, che ora vive in Turchia, ha affermato che, nonostante fosse contrario all’IS e alla sua ideologia, riusciva a spedire le sue merci attraverso i territori controllati dall’IS con più facilità, per l’assenza di tangenti lungo i checkpoints. “La gente ha paura di loro”, ha raccontato ad Al-Jazeera Zubair, uno studente di 27 che ha lasciato Raqqa alcuni mesi fa, ma che è in contatto con i suoi parenti, ed ha aggiunto: “La vita a Raqqa è molto triste: manca ogni tipo di servizio, e se cammini per la strada in prossimità degli orari di preghiera, non puoi tirarti indietro: gli uomini dell’IS ti costringono a entrare in moschea e pregare”.

Per rafforzare il controllo su Raqqa, l’IS ha iniziato lo scorso anno a intensificare le pressioni e le intimidazioni agli attivisti mediatici locali, per indurli al silenzio. A numerosi attivisti sono arrivati messaggi come: “Vi daremo un biglietto per l’inferno” scrive Elaph. Per sfuggire a queste restrizioni sulla libertà di espressione, numerosi attivisti mediatici hanno lasciato Raqqa alla volta della vicina Turchia. Sono questi “giornalisti improvvisati” a rappresentare la principale fonte d’informazione per i media occidentali riguardo a quanto sta accadendo nella città.

Il pragmatismo dei leader dell’IS a Raqqa si è palesato chiaramente nell’amministrazione dei servizi municipali. Al riguardo, l’IS ha “assunto” esperti tecnici nei vari settori, sostituendosi al governo di Damasco nella fornitura di servizi e posti di lavoro.

L’IS ha permesso agli insegnanti delle scuole di continuare ad esercitare la propria professione, intervenendo però sul percorso degli studi, eliminando materie come la chimica, la filosofia e la lingua francese, ed introducendo le materie islamiche. Nell’ambito sanitario, l’IS ha sostituito i medici degli ospedali di Raqqa con i propri dottori, definiti “Emiri di medicina generale”. Inoltre, seguendo il modello delle due polizie religiose (la Hisba per gli uomini, la Brigata Al-Khansa per le donne), all’interno degli ospedali l’IS ha imposto la separazione tra uomini e donne, introducendo l’obbligo del niqab alle donne e alle dottoresse, che possono curare soltanto pazienti di sesso femminile. Tuttavia, come segnala il quotidiano saudita Al-Weeam, l’abilità dell’IS nell’amministrare Raqqa è stata anche quella di mantenere alcuni funzionari locali che ieri lavoravano per lo Stato siriano e che oggi sono al servizio dello Stato Islamico, portando con sé un bagaglio tecnico e conoscitivo che l’organizzazione di Al-Baghdadi ha saputo sfruttare per amministrare, in pochi mesi, una provincia. Ciò non ha impedito all’IS di richiamare a Raqqa esperti dal Nord Africa e dall’Europa, come nel caso di un tunisino laureato in telecomunicazioni, il quale ha lasciato la Tunisia per unirsi all’IS a Raqqa, e qui è stato nominato responsabile del settore delle telecomunicazioni.

Per facilitare il controllo del territorio, l’IS ha diviso l’area amministrativa di Raqqa in settori e località, come confermano alcuni abitanti locali a Syria Deeply.

Per mantenere il controllo del territorio, l’IS adotta metodi intimidatori e repressivi, tipici di qualsiasi regime. Numerosi attivisti siriani che si oppongono all’ideologia jihadista dell’IS, e che sono fuggiti in Turchia o in altri paesi, paragonano spesso i metodi repressivi dell’IS a quelli del regime di Basshar al-Asad, in particolare nell’ambito del monitoraggio della popolazione. Non avendo l’IS, fino ad oggi, la possibilità di intercettare i telefoni e il traffico Internet, che rimane prerogativa del regime di Damasco, l’organizzazione jihadista ha dispiegato nella città di Raqqa molti suoi uomini incaricati di sorvegliare i cittadini e i loro telefonini. Molti abitanti della città hanno rivelato a NYRB di aver cancellato foto e musica dai propri smartphones per paura di essere arrestati dagli uomini dell’IS.

A Raqqa, raccontano alcuni abitanti, i negozi vendono apparecchiature elettroniche e, in particolare, connessioni internet satellitari, l’unico modo per navigare sul web. Abu Hamza, siriano, ex membro dell’apparato d’intelligence dell’IS, ha riferito a NYRB che tra i reclutatori dell’IS a Raqqa vi era un cittadino islandese esperto in video-editing, ed era uno dei responsabili della produzione di filmati professionali utilizzati per il reclutamento e per intimidire l’audience occidentale. Secondo Abu Hamza, a Raqqa ci sarebbero anche cittadini cinesi esperti di droni e hackers egiziani tra le fila dell’IS. Un’informazione confermata al quotidiano saudita Al-Weeam da fonti di Raqqa, secondo cui l’IS gestisce nella città tre fabbriche di armi e missili, impiegando scienziati stranieri, compreso un musulmano cinese.

Tuttavia, gli ultimi raid aerei condotti dalla coalizione arabo-occidentale contro l’IS a Raqqa, che si sono intensificati dopo l’uccisione del pilota giordano arso vivo, hanno intaccato la fiducia dell’organizzazione nell’amministrare Raqqa come fosse una città in pace, creando seri problemi alla fornitura di beni primari come l’acqua e la corrente elettrica. In questo senso, i raid aerei sembrano provocare maggiori danni alla capacità amministrativa dell’IS piuttosto che alla sua forza militare. Questi raid hanno anche colpito un settore vitale per la sopravvivenza statale dell’IS: le raffinerie petrolifere, principale fonte di finanziamento dell’organizzazione. Inoltre, questi raid, raccontano testimoni di Raqqa a NYRB, hanno reso la leadership dell’IS più tesa e paranoica, che ha iniziato a ordinare ai propri uomini di rapire e arrestare le persone in modo indiscriminato.

A Raqqa, l’IS gestisce anche numerose prigioni, in cui detiene le persone accusate di vari crimini e in procinto di essere punite secondo la sharia. Lo scorso anno, riferisce Al-Hayat, Amnesty International ha accusato l’IS di torture e omicidi ai danni dei detenuti presenti nelle carceri controllate dall’organizzazione jihadista nel nord della Siria, e in particolare nell’area di Raqqa. L’IS non risparmia i bambini. Due ex detenuti hanno riferito ad Al-Hayat di aver sentito le urla di una ragazza di 14 anni, presa a frustate mentre veniva interrogata. I centri di detenzione dell’IS sarebbero sette, tutti nella provincia di Raqqa, alcuni dei quali si trovano nella sede della provincia, nella direzione della motorizzazione e in un impianto petrolifero nell’area di Al-‘Akirshi. Philip Luther, direttore del Programma Medio Oriente e Africa di Amnesty International, ha dichiarato che a Raqqa sono all’ordine del giorno torture ed esecuzioni, e i cittadini che una volta erano vittime della brutalità del regime, oggi sono ostaggio della violenza dell’IS.

La struttura dell’IS a Raqqa

RaqqaI vertici dell’IS a Raqqa hanno creato, negli ultimi due anni, una struttura gerarchica dell’organizzazione, basata sulla disciplina e la lealtà ai leader. Abu Hamza ha svelato alla giornalista Sarah Birke, nel sud della Turchia, che l’organizzazione a Raqqa dispone di un vertice composto da una ventina di comandanti, che guidano l’ala militare e quella civile dell’IS. Alcuni leader sono responsabili delle forze militari e di sicurezza dell’IS, mentre i Ministeri civili sono retti, appunto, da Ministri nominati ad hoc dall’organizzazione jihadista. Come le altre province siriane controllate dall’IS, anche Raqqa ha il suo Emiro, il leader locale, dal quale dipendono dei delegati militari e civili che amministrano la città. Come in un vero e proprio Stato, l’IS ha separato a Raqqa l’apparato militare da quello amministrativo, nominando Emiri e Vice Emiri per entrambi i settori.

La struttura piramidale dell’IS ha al suo vertice il Califfo – Al-Baghdadi – che in quanto tale esercita pieni poteri sulla comunità, ed è un leader religioso e politico che gode del beneficio della bay’a, il giuramento di fedeltà da parte dei membri dell’IS. Lo Stato Islamico è poi composto da diversi “ministeri”, che in ambito jihadista hanno nomi diversi, ma che sostanzialmente rispecchiano i tradizionali dicasteri occidentali, e sono: il Consiglio della Shura (Majlis al-Shura), che equivale al Consiglio dei Ministri, un Comitato consultivo, di cui fanno parte i leader locali, i comandanti e gli Emiri, il Comitato della Sharia, che si occupa di tutti gli aspetti legislativi, il Comitato Mediatico, che diffonde l’ideologia salafita-jihadista e i comunicati ufficiali, la “Casa del Denaro” (Bayt al-Mal), una sorte di Ministero delle Finanze, il Consiglio di Sicurezza, un vero e proprio apparato d’intelligence, il Consiglio Militare, equiparabile al Ministero della Difesa, e il Dipartimento per la Divisione Amministrativa, che si occupa di dividere per settori e province il territorio dello Stato Islamico.

Il finanziamento

Per quanto concerne le fonti di finanziamento dello Stato Islamico, un lungo studio pubblicato sul sito di Al-Jazeera individua otto fonti in particolare. Le donazioni e i contributi: si tratta di donazioni fatte da soggetti privati, associazioni e organizzazioni; secondo diverse fonti mediatiche, numerosi personaggi degli Emirati Arabi avrebbero fatto donazioni all’IS. La zakat: si tratta dell’elemosina rituale che ogni fedele musulmano deve fare; solitamente viene raccolta nelle moschee in tutto il mondo, e le destinazioni dei proventi non sono mai chiare. I riscatti. I servizi pubblici e privati: l’IS ha preso il controllo di tutti i servizi pubblici e privati come ospedali, ristoranti, corrente elettrica e acqua, ricavando ingenti somme di denaro dallo sfruttamento di questi servizi. Le risorse naturali, principalmente petrolio e gas. Le tasse e le imposte: vi sono quelle che devono essere versate dai commercianti, artigiani e agricoltori musulmani, e quelle che devono essere versate dai non musulmani per non essere uccisi (questa imposta si chiama jizya). Il denaro del governo: l’IS ha trafugato le banche e gli edifici governativi, facendo proprio il denaro presente all’interno. L’agricoltura.

Ricongiungimenti famigliari

In funzione dell’idea di Stato vero e proprio, la leadership dell’IS ha esortato, negli ultimi due anni, i mujahidin stranieri – i foreign fighters – a trasferirsi a Raqqa assieme alle proprie famiglie o sposare donne siriane o straniere, traendo in questo modo diversi benefici. Lo Stato Islamico, ad esempio, mette a disposizione dei combattenti abitazioni private e garantisce alle vedove un sostegno materiale, pari a 100 dollari per la donna e altrettanti per ogni figlio. Per quanto riguarda le abitazioni, si tratta di case sequestrate agli abitanti locali non sunniti e ai dipendenti statali fuggiti da Raqqa. Per rafforzare il controllo del territorio e cercare di creare maggiore consenso, l’IS ha fatto ricorso ai legami famigliari. L’attivista siriano Abu Ibrahim al-Raqqawi ha riferito ad Al-Watan che fino ad oggi sono stati registrati 270 casi di matrimoni imposti alle donne di Raqqa dall’IS.

Aranews ha riferito che nelle scorse settimane, le famiglie dei combattenti stranieri dell’IS che si trovano a Jarabulus, nel nord della Siria a confine con la Turchia, hanno abbandonato la città alla volta di Raqqa. L’attivista Hisam Husein ha dichiarato ad Aranews che alcune di queste famiglie sono andate in Turchia.

Le nuove generazioni

Come confermato da tutte le fonti aperte consultate e dalle fonti locali citate dai media, a Raqqa l’IS sta ponendo la massima attenzione sulle nuove generazioni. In particolare, gli addestratori dell’IS stanno formando i bambini e i ragazzi alla dottrina islamica salafita e all’utilizzo delle armi. Riguardo all’addestramento militare, Abu Ibrahim Raqqawi, attivista del gruppo anti-IS “Raqqa Is Being Slaughtered Silently”, ha riferito che nella provincia di Raqqa vi sono almeno tre campi di addestramento ideologico e militare riservati ai bambini e ai ragazzi molto giovani, detti “leoncini” in ambito jihadista: i campi Al-Khalifa e Al-Faruk, nella città di Raqqa, e quello di Al-Sharia, ad Al-Tabqa. Raqqawi ha affermato che spesso i genitori di questi ragazzi sono obbligati a mandare i loro figli in questi campi, per i quali percepiscono un onorario di oltre 200 dollari. Oltre all’ideologia jihadista e all’uso delle armi, ai “leoncini” della jihad vengono impartite lezioni di religione e arti marziali, proprio come accade nelle fasi di addestramento dei mujahidin adulti. Nel campo Al-Faruk, i bambini vengono addestrati anche a decapitare le vittime.

Nelle ultime settimane, l’IS ha inaugurato due scuole inglesi a Raqqa: una per studenti di sesso maschile, l’altra di sesso femminile. Come si legge in un comunicato, in inglese, stampato e distribuito a Raqqa dall’IS, la scuola maschile si chiama “Scuola Abu Mus’ab al-Zarqawi”, in onore del fondatore dell’organizzazione jihadista nota come “Stato Islamico in Iraq”, realtà embrionale dell’IS, e quella femminile si chiama “Scuola Aisha”. Possono accedere a queste scuole i ragazzi di età compresa fra i 6 e i 14 anni. L’audience a cui si riferisce l’IS in questo caso è rappresentata dai giovani figli dei foreign fighters, che non possono ancora comprendere l’arabo. Dunque, vengono loro impartire lezioni di religione, dottrina islamica, diritto, matematica e inglese. Sono previste anche ore di lingua araba. Le scuole sono gestite da un certo Abu Muhammad, come si apprende da Al-Arabiya.

Ai bambini al di sotto dei 13 anni, riferisce The Guardian, è vietato lavorare, e stanno crescendo alla vista quotidiana di mujahidin, armi e violenze.

Dentro l’IS a Raqqa

Nei mesi scorsi, Vice News ha pubblicato un documentario esclusivo girato nel giugno 2014 a Raqqa dal reporter Medyan Dairieh. Il documentario, la cui visione è consigliata ai lettori, è utile per comprendere in che modo l’IS amministra la città. Tuttavia, risulta distorto dalla propaganda dell’organizzazione, il cui centro mediatico – l’ufficio stampa – ha organizzato e gestito il tour mediatico del reporter di Vice News, non lasciandogli alternative. Il documentario dimostra l’attenzione dell’IS ad esercitare il controllo sulla popolazione sfruttando le moschee, luoghi in cui invitano a ribadire il giuramento di fedeltà al Califfo Abu Bakr al-Baghdadi. Un secondo aspetto che emerge dal documentario, e che conferma quanto finora descritto, è la formazione ideologica delle nuove generazioni, in particolare dei bambini. Nel video appare un foreign fighter arabo che ha lasciato il Belgio e si è recato a Raqqa con la sua famiglia. Abdullah il Belga, questo il suo nome di battaglia, ha addestrato suo figlio Abdullah ad adottare un linguaggio jihadista e odiare “gli infedeli dell’Europa, perché uccidono i musulmani”.

La posizione strategica

Raqqa, oltre al suo valore simbolico, si trova in una località strategica per l’IS, essendo vicina al confine con la Turchia e in prossimità dei territori iracheni sotto il controllo dell’organizzazione. Per questo motivo, e per la sua trasformazione in una città-Stato, Raqqa può essere considerata ad oggi la capitale de facto dello Stato Islamico di Al-Baghdadi, come lo fu ai tempi del Califfo abbaside Harun ar-Rashid. Lo conferma a The New York Review of Books Sarmad Jilani, esule siriano in Turchia, coordinatore del gruppo anti-IS “Raqqa Is Being Slaughtered Silently”.

Gli edifici occupati

L’ISIS ha trasformato in propri centri di controllo amministrativo i principali edifici di Raqqa, come il palazzo del governatore, il municipio e la Chiesa Armeno-Cattolica dei Martiri, trasformata nel Centro della Da’wa (Predicazione e Propaganda), ed esercita il proprio controllo su aree estese attorno alla città, compresi alcuni campi petroliferi. Molte di queste postazioni sono state obiettivo dell’aviazione statunitense e dei suoi alleati.

Considerazioni conclusive

Alcuni siriani ascoltati dalla giornalista Sarah Birke hanno affermato che non possono fare altro che resistere in silenzio. I cittadini di Raqqa che per le strade sono costretti a rispettare le rigide norme dell’IS, all’interno delle proprie abitazioni criticano, a voce bassa, l’organizzazione di Al-Baghdadi, guardano programmi televisivi non-islamici e ascoltano la musica. Ad oggi, per i sunniti siriani le alternative al regime siriano sono due: il vuoto di potere o l’IS, come confermato da Abu Hamza. Tuttavia, le fila dell’IS cominciano a mostrare segni di cedimento, soprattutto dopo l’intensificazione dei raid aerei, seguiti alla barbara uccisione del pilota giordano arso vivo dall’IS. Attivisti del gruppo “Raqqa Is Being Slaughtered Silently”, citati da The Times, hanno riferito che alcuni membri dell’IS a Raqqa cercano di rubare le carte d’identità ai cittadini, per falsificarle e usarle per fuggire in Turchia o nelle aree non soggette al controllo dell’IS. Gli stessi attivisti parlano di tensioni all’interno dell’organizzazione tra i combattenti iracheni e quelli provenienti dalla Penisola Arabica, aggiungendo che i foreign fighters europei sono spesso sospettati di essere potenziali spie legate alle agenzie d’intelligence occidentali.

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