Turchia nel caos: assalto alle Istituzioni e lo spettro del colpo di Stato

02/04/2015 15:21Letture: 42

(Il Mattino) – Ieri Istanbul, Turchia, è stata teatro di un’altra giornata di terrore, quando le forze di sicurezza turche hanno sventato un assalto armato contro il quartier generale della polizia, in cui uno dei due assalitori – una donna – è rimasto ucciso e due agenti sono stati feriti. Lo stesso giorno, i reparti speciali hanno arrestato un uomo che aveva fatto irruzione nella sede del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (Akp), la formazione politica del presidente Recep Tayyip Erdoğan. Ma il fatto più grave, che sta destabilizzando l’intero Paese, è accaduto due giorni fa, quando un procuratore nazionale è morto in ospedale a causa delle ferite riportate la sera del 31 marzo dopo un drammatico sequestro durato sei ore, durante il quale le forze di sicurezza hanno ucciso i rapitori dell’uomo, due sospetti membri di un gruppo di estrema sinistra fuorilegge in Turchia.

Militanti a viso coperto del Partito-Fronte Rivoluzionario della Liberazione Popolare (Devrimci Halk Kurtuluş Partisi-Cephesi, DHKP-C) hanno pubblicato su Twitter le foto del procuratore Mehmet Selim Kiraz, con una pistola puntata alla fronte e la bocca coperta, in quella che è sembrata essere un’emulazione mediatica delle strategie del terrore virtuale operate dall’ISIS. I militanti hanno fatto irruzione nell’ufficio del procuratore nel principale tribunale di Istanbul, il gigantesco complesso della Procura di Çağlayan, inaugurato nel 2011 come “il più grande palazzo di giustizia in Europa”, e che si suppone essere sotto forti misure di sicurezza.

Il procuratore era stato recentemente nominato per il caso di Berkin Elvan, un ragazzo che aveva 14 anni nel giugno 2013, quando fu gravemente ferito durante l’ondata di proteste Gezi” e gli scontri con la polizia turca. Ed è stato lo stesso Kiraz a interrogare alcuni agenti di polizia coinvolti in quelle proteste, ma ciò non ha fermato il DHKP-C, che ha chiesto l’arresto immediato dei poliziotti coinvolti.

Elvan, la più giovane delle vittime di Gezi, è deceduto l’11 marzo 2014, e sei mesi fa a Kiraz è stato affidato questo caso. Dopo l’irruzione degli agenti turchi, il Procuratore è stato prelevato dal tribunale Çağlayan di Istanbul dopo essere rimasto gravemente ferito durante il blitz delle forze di sicurezza, ma è deceduto in ospedale. Nonostante questa perdita eccellente, il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan si è comunque congratulato con le forze di sicurezza per l’operazione.

Dopo il suo sequestro, sui social media era circolata la foto del Procuratore, con sullo sfondo una bandiera del DHKP-C. Il primo account Twitter a condividere l’immagine è stato quello di @aysekosan123, sospettato di essere affiliato al DHKP-C. L’account è stato violato poche ore dopo dagli hacker, che hanno lasciato un messaggio: “Per il popolo turco”.

Hüseyin Aygün, un deputato dell’opposizione e membro del Partito Repubblicano del Popolo (CHP), ha fatto sapere in una serie di tweets di aver contattato il padre di Berkin Elvan, Sami Elvan, nel vano tentativo di far rilasciare il procuratore.  “Mio figlio è morto, ma non deve morire un’altra persona”, sembra abbia dichiarato il padre di Berkin.

Dopo il fallimento della trattativa, le forze di sicurezza turche hanno condotto il mediatore fuori dall’edificio. Colpi d’arma da fuoco e una forte esplosione sono state udite alle ore 20:35 locali, secondo testimoni oculari.  Oltre al procuratore, nel blitz sono morti i due autori del sequestro, identificati come B.D. e Ş.Y.

Gli sviluppi

Turchia_assalto_polizia

Assalto alla polizia

Nel frattempo, il Governo turco ha cercato in tutti i modi di evitare una sovraesposizione mediatica, soprattutto agli occhi della comunità internazionale, emanando un decreto ad hoc, che si va ad aggiungere agli oltre 150 decreti simili emanati negli ultimi quattro anni. Il Vice Primo Ministro Yalçın Akdoğan ha incaricato il Consiglio Supremo della Radio e Televisione (RTÜK) di far rispettare questo decreto governativo. E difatti, la RTÜK ha inoltrato questa direttiva alle stazioni televisive turche, che non hanno fornito alcuna copertura mediatica alla crisi in atto nel Paese.

Nel momento in cui gli autori del sequestro prendevano d’assalto l’ufficio del procuratore, decine di province turche, tra cui Istanbul, venivano colpite dal peggiore blackout negli ultimi 15 anni. Secondo la Doğan News Agency, il Ministro dell’Energia Taner Yıldız ha tuttavia escluso un legame tra l’interruzione di corrente elettrica e il sequestro di Kiraz. Il Primo Ministro Ahmet Davutoğlu ha convocato un urgente Consiglio dei Ministri, e Kemal Kiliçdaoğlu, capo del principale partito di opposizione, il Partito Repubblicano del Popolo (CHP), ha fatto sapere, tramite Twitter, che il blackout è stato intenzionale con l’obiettivo di portare armi all’interno del palazzo di giustizia, puntando il dito contro il MİT, l’apparato d’intelligence nazionale turco e domandandosi che abbiano potuto i militanti marxisti introdurre armi, bandiere e cartelli nell’ufficio del procuratore, al sesto piano di un edificio molto protetto.

Uno scenario ancora poco chiaro

Funerali del procuratore Kiraz (Sedat Suna/European Pressphoto Agency)

Funerali del procuratore Kiraz (Sedat Suna/European Pressphoto Agency)

La notizia del sequestro del procuratore è stata preceduta, in Turchia, da quella del blackout, e dalle notizie sulla cancellazione dei treni e sul blocco della metropolitana a Istanbul. Fino ad allora, tutti i giornalisti e gli analisti hanno pensato che l’interruzione di corrente fosse ordinaria, fino a quando il Paese si è reso conto che decine di regioni turche erano rimaste senza elettricità, compresa quella di Van, vicino al confine con l’Iran. La conferma è giunta anche dal ministro dell’Energia turco, Taner Yıldız, il quale ha avvertito della pericolosità per le infrastrutture del Paese, senza dare una risposta chiara alla domanda dei giornalisti, se si trattasse di un attacco terroristico o meno. Un’eventualità che tuttavia non è stata esclusa dal Primo Ministro turco Ahmet Davutoğlu. Ed è alle sue parole che ha fatto seguito la notizia del sequestro di Kiraz a Istanbul.

Nel frattempo, era giunta la notizia dell’assoluzione di tutte 236 persone nel caso “Balyoz“, un fallito colpo di Stato nel 2003 ordito per lo più da ex ufficiali. Il caso Balyoz era stato indicato come la principale “prova” della “cospirazione dei militari” contro il presidente (allora primo ministro) Tayyip Erdoğan. Lo spettro del “complotto” e del “colpo di Stato” sembra tornare con forza oggi in Turchia, a tre mesi dalle prossime elezioni.

L’impennata di violenza è un ‘regalo’ per il Presidente Erdoğan, scrive sul sito in inglese di Al-Jazeera David Lepeska, giornalista basato a Istanbul. Gli ultimi sondaggi “hanno fatto squillare campanelli d’allarme” nell’Akp, il partito del Presidente turco, sostiene il politologo Cafer Solgun. Danno il partito sotto il 40%, contro il 50% alle politiche del 2011.

Le proteste degli ultimi anni contro Erdoğan, e i recenti fatti di Istanbul, dimostrano quanto il progetto di Erdoğan e del suo “islamismo moderato” non sia stato in grado di dare le risposte che le nuove generazioni turche attendevano.

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